Monday 25 may 2009 1 25 /05 /Mag /2009 22:59


975.000 famiglie (2.427.000 persone) in Italia sono in condizioni di povertà assoluta (minimo 910 euro, massimo 1248 euro a disposizione con almeno tre componenti)

Tra i 230 e i 250 miliardi di euro si valuta l’ammontare dell’evasione fiscale pari ad 1/3 del Pil italiano, per un ammontare equivalente a 10 finanziarie

L’Italia ha la spesa sociale tra le più basse d`Europa (25,5% del Pil contro la media europea del 26,7%)

I lavoratori e le lavoratrici italiane vengono retribuiti il 20% in meno rispetto alla media europea

Il 10% delle famiglie più ricche in Italia detiene il 50% della ricchezza nazionale

1.500.000 i disoccupati in Italia nel 2008

sono almeno 400.000 i lavoratori che in Italia solo dall’inizio del 2009 hanno perso il lavoro;

2,5 milioni i disoccupati previsti entro il 2010

2.467 euro in Italia la perdita del potere d`acquisto delle retribuzioni dei lavoratori tra il 2002 e il 2008

Circa 1300 omicidi bianchi (morti sul lavoro) ogni anno

Zero gli imprenditori in carcere per essersi resi responsabili direttamente o indirettamente di incidenti sul lavoro

Solo il
46% dielle donne in Italia riesce ad avere un impiego (siamo all’ultimo posto in Europa)

6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel  corso della vita

5 milioni di donne vittime di violenza sessuale (23,7%). Il 69,7% degli stupri è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei

Appena il 7,5% delle donne denuncia la violenza che subisce dentro le mura di casa

6.5 miliardi di dollari è il patrimonio familiare della famiglia Berlusconi (stima per il 2009)

Circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti in Italia ogni anno

Solo 700 mila tonnellate destinate al riciclo

Quasi il 30% delle emissioni di Co2 (il maggior responsabile dell’effetto serra) viene prodotto in Europa dal trasporto su strada

500 milioni di tonnellate circa di Co2 prodotti solo dall’Italia

Solo l`1,65% delle merci è trasportato su rotaia in Italia

37% delle famiglie italiane sono raggiunte dalla banda larga

11 milioni di famiglie in Italia non hanno un pc

Nella Comunità Europea i cittadini di età compresa tra i 25 e i 34 anni laureati rappresentano il 30%.  In Italia la media scende al 19%. Per la fascia di età compresa tra i 35 e i 44 anni scende ulteriormente al 14%, mentre per quella dai 45 ai 64 anni scende al 10%

Il 21% dei giovani in Italia tra i 18 e i 24 anni aveva solo un diploma di scuola inferiore (2006)

150 i titoli che in Italia vengono pubblicati ogni giorno

Sono 24 milioni gli italiani che hanno letto almeno un libro in tutto il 2007 (44% della popolazione)
Le donne leggono più degli uomini: quasi il 50% contro il 37% degli uomini

Sono 940.000 in Italia gli alloggi rimanenti di quella che era l’edilizia pubblica (ex IACP). Di questi solo 768.000 in locazione. In Francia gli alloggi pubblici sono 3,9 milioni. In Inghilterra tra gestioni comunali Housin Associations sono 4,9 milioni

Più di 500.000 mila le coppie di fatto in Italia

Meno di 100 in Italia i comuni che hanno istituito un registro delle unioni civili

Solo il 14% delle domande agli asili nidi comunali vengono accettate nelle grandi città

La spesa statale per l’istruzione è di 52 miliardi di euro pari al 4,7 del Pil nazionale. La media OCSE di spesa per l’istruzione è di 5,4%

L`1,6% della spesa pubblica totale italiana viene destinata all’istruzione universitaria a fronte di una media europea del 2,8% e di una media Ocse del 3%

8.026 dollari è quanto lo Stato italiano spende per ogni studente universitario, a fronte di una media Ocse pari a 11.512 dollari

1,1% del Pil in Italia viene destinato alla ricerca e sviluppo a fronte di una media europea del 2% e una media Ocse del 2,5%

Sono almeno 535 milioni di euro i finanziamenti che lo Stato italiano destina alle scuole private

4.732 milioni di Euro i costi stimati ufficialmente per la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina

8 miliardi di euro sono andati in aiuti alle banche con il Tremonti bond

Zero sono stati i direttori delle banche rimossi per aver speculato nei subprime

Sono 4.520 euro di media la pensione sociale pagate in Italia per 775.501 italiani. Circa 376,6 euro al mese

10 mila pensioni all’anno per più di 50 mila euro di media ognuna eroga l`INPS per i dirgenti d`azienda

3,5 miliardi di euro il passivo del fondo per le pensioni dei dirigenti d’azienda che è stato messo a bilancio dell’INPS

10 mila euro annui di pensione è la media percepita dai lavoratori dipendenti

Il 53% delle donne in Italia percepiscono una pensione

Il 56% delle erogazioni pensionistiche vengono percepite da uomini

Tra il 20% e il 30% è quanto prendono in meno di stipendio le donne rispetto gli uomini svolgendo le stesse mansioni lavotrative

Sono circa 1,5 milioni i voti necessari per portare in Europa le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici, di chi è precario, dei pensionati, delle donne e uomini che non vogliono più pagare la crisi del capitale

 

Di Antonio Tondello
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Tuesday 12 may 2009 2 12 /05 /Mag /2009 21:39

PROGRAMMA DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA E DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL COMUNE DI PORTOGRUARO DEL GIUGNO 2009.

 

Le elezioni politiche dell'anno 2008 hanno visto una vera e propria disfatta elettorale delle forze che, pur con differenti approcci, fanno riferimento alla sinistra. Tale evento ha da un lato estromesso dal Parlamento italiano i comunisti, dall'altro ha dato adito a stucchevoli e risibili commenti a carattere filosofico e sociologico di “autorevoli” studiosi sulla fine delle ragioni storiche della sinistra e sul trionfo inscalfibile dell'economia capitalista. Ebbene, dopo pochi mesi dalle elezioni anche il nostro Paese e la comunità di Portogruaro hanno vissuto gli effetti della più grande crisi economica che l'Occidente ricordi dal 1929 con un aumento preoccupante della disoccupazione e del ricorso agli ammortizzatori sociali. In uno scenario come questo è quindi indispensabile che anche gli enti locali, ed in particolar modo i Comuni, essendo la tipologia di ente a più diretto contatto con la cittadinanza si attivino con strumenti idonei a fronteggiare la crisi congiunturale. E' tuttavia anche opportuno che si innestino dinamiche nuove di conduzione della vita sociale in cui alla cittadinanza sia restituito il ruolo di protagonista, e non di semplice spettatore, del territorio in cui vive, ricordando che la crisi attuale è figlia di quella finanziarizzazione dell'economia che mortifica il ruolo dei lavoratori e delle lavoratrici così come le grandi opere quali la TAV o la terzia corsia dell'autostrada A4, di cui a breve, pare, sia previsto l'arrivo nel nostro territorio, mortificano il ruolo delle comunità locali in nome di un fantomatico progresso di cui le stesse difficilmente godranno i frutti.

 

Lungi dal voler offrire la ricetta salvifica che sia in grado di offrire alla cittadinanza portogruarese il rimedio a tutti i mali del mondo, andiamo quindi di seguito ad illustrare quali sono, secondo il circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Portogruaro gli strumenti da adottare per un protagonismo vero e tangibile dei cittadini e delle cittadine a gestione della cosa pubblica.

 

Il Comune contro la crisi

 

Il primo punto su cui si vuole puntare attenzione sono gli strumenti che il Comune può e dovrebbe adottare per tentare di contenere gli effetti della crisi economica:

 

  • vanno create d'intesa tra Comuni, Province e Regioni fondi di solidarietà per i lavoratori in cassa-integrazione o disoccupati finalizzati sia all'anticipazione delle spettanze, sia a misure di solidarietà e di sostegno alle lotte;

  • il Comune di Portogruaro deve attivarsi affinché gli enti di cui è partner o promotore (es. GAL, Portogruaro Campus, Polo dell'Innovazione strategica) siano in grado di promuovere politiche attive del lavoro volte a fornire ai lavoratori ed alle lavoratrici provenienti da aziende in crisi degli strumenti concreti per una rapida riqualificazione professionale che sia coerente con gli sbocchi occupazionali che il territorio può offrire;

  • in riferimento al punto precedente viene ribadito il fine del potenziamento e della difesa dell'offerta formativa pubblica sia per quanto riguarda la scuola di ogni ordine e grado sia per quanto concerne l'Università: i soldi pubblici siano usati unicamente per la scuola e l'Università pubblica. In particolare va attuato un piano d'azione al fine di trovare per il polo universitario di Portogruaro una sistemazione in un edificio di proprietà pubblica affinché i contribuenti non siano costretti a vedere finire le proprie tasse nelle casse di enti privati;

  • nessun aumento delle tariffe dei servizi e attuazione di una fascia di esenzione per le famiglie monoreddito dei lavoratori con redditi bassi;

  • difesa del potere d'acquisto dei redditi più bassi, favorendo l'iniziativa dei gruppi d'acquisto solidale (GAS) e dei gruppi d'acquisto popolare (GAP) contro il caro vita per i generi di largo e generale consumo, favorendo i mercati su aree pubbliche, concordando con i produttori iniziative promozionali di vendita in un'ottica di accorciamento della filiera;

  • esenzione dei pagamenti per i servizi pubblici locali per i giovani disoccupati, precari o comunque provenienti dalle famiglia a basso reddito;

  • potenziamento dei servizi sociali del Comune ed in particolare dell'asilo nido e dei piani di zona che vedano il Comune relazionarsi con pari dignità con gli enti con cui entra in partnership.

 

Democrazia e partecipazione attiva per una città sicura, sociale ed accogliente

 

Altro nodo fondamentale riguarda l’attuazione degli strumenti necessari ad una partecipazione attiva della cittadinanza alla gestione del proprio territorio:

 

  • impegno del Comune di Portogruaro a realizzare e potenziare il bilancio sociale dotandosi di strumenti permanenti di comunicazione con i cittadini;

  • destinazione di una percentuale delle risorse del bilancio non vincolate a forme di sperimentazione del bilancio partecipativo;

  • costruzioni di laboratori di quartiere e/o di consulte cittadine per permettere l'informazione e la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative affinché l'assetto del territorio sia il frutto di una politica condivisa tra cittadinanza ed istituzioni e non il risultato esclusivo di decisioni prese dal Palazzo;

  • vanno studiate ed attuate anche forme di coinvolgimento attivo nella vita politica cittadina dei cittadini e delle cittadine migranti (es. consulta cittadina, consigliere comunale aggiunto) affinché anche a chi è negato il diritto di voto alle elzioni cittadine, non sia di contro negato pure il diritto di partecipazione alla vita della comunità;

  • potenziamento e rinnovo del progetti Abramo e Felix, di Spaziosamente Giovani e delle attività di promozione sociale inerenti via Croce Rossa. In particolare si ritiene importante favorire la nascita di un luogo permanente che faciliti l'aggregazione giovanile fuori da logiche consumistiche e di mercato sia per quanto concerne le attività sportive sia per quanto concerne altre attività di tipo culturale e ricreativo. E’ opportuno che gli spazi che si andranno a costituire siano a gestione diretta dell’intera comunità giovanile in un’ottica che però veda la costituzione di regolamenti che evitino che tali spazi diventino uso esclusivo di una élite;

  • potenziamento dei servizi della biblioteca e dell’emeroteca trovando una nuova collocazione che renda più accessibile l'uso di tali servizi alla popolazione;

  • salvaguardia e potenziamento dell’Ospedale cittadino nonché di tutti quei servizi decentrati che permettono alla cittadinanza di poter accedere con facilità e rapidità d'uso ai servizi di pubblica utilità (es. Tribunale).

 

Ambiente e territorio

 

Ambiente e territorio rappresentano un altro punto cruciale del programma: vivere in un territorio sano e salubre non deve essere frutto di una gentile concessione dell'Amministrazione, ma la realizzazione di un diritto inderogabile del cittadino.

 

  • Va ribadito il no secco alla cementificazione selvaggia: la costruzione di nuovi edifici deve rispondere al soddisfacimento dei bisogni dell'intera cittadinanza evitando i fenomeni speculativi che contrastino con l'interesse generale. Bisogna pertanto avere anche il coraggio di mettere in discussione quei progetti urbanistici, deliberati dalle precedenti amministrazioni, ove si ritenga che questi non soddisfino le linee guida poc'anzi illustrate;

  • le aree dismesse (es. area ex-Stock e Ospedale vecchio) vanno riconsiderate in un'ottica di riuso sociale di suddetti spazi evitando che siano occasione di business per una ristretta oligarchia di costruttori;

  • un'analisi ulteriore va fatta per i locali delle caserme non più utilizzati. Il Comune deve attivarsi affinché vi sia la possibilità di un riuso anche di tali aree, evitando la nuova costruzione di nuove cittadelle;

  • contrarietà assoluta alla costruzione delle centrale a biomasse che la Regione Veneto vuole costruire a Summaga: in tale zona infatti insistono insediamenti produttivi che minano la piena vivibilità del territorio e con suddetto progetto si andrebbe ad aggravare il già compromesso equilibrio ambientale della frazione. Ma oltre a tale aspetto, va sottolineata anche la netta opposizione al business derivante dagli agrocarburanti che trasformano il cibo in una sorta di nuovo petrolio;

  • l'area verde adiacente la scuola “Giovanni Pascoli” non deve in alcun modo essere cementificata. Il PRC è inoltre contrario al progetto del parcheggio a due piani presso l'oratorio Pio X°: per la pedonalizzazione del centro storico, a cui il circolo è comunque favorevole, vanno escogitate altre soluzioni;

  • potenziamento delle piste ciclabili, in particolare va ribadita la necessità di legare le frazioni al centro con questo tipo di collegamento.

 

Di Antonio Tondello
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Saturday 18 april 2009 6 18 /04 /Apr /2009 08:35

Alle prossime amministrative di Portogruaro Rifondazione Comunista correrà da sola.

Nell'incontro avuto con il Candidato Sindaco Bertoncello, per valutare l'opportunità o meno di sostenerlo, è emersa la non volontà dello stesso di partecipare con un apparentamento delle liste, comunque separate, alle prossime amministrative.

I punti fondanti che ci separano sono fondamentalmente 2:

* la collocazione programmatica di fondo (a sinistra la nostra, decisamente di centro con sbilanciamenti evidenti a destra la loro;

* la decisa presa di posizione dell'uscente sindaco rispetto alla redistribuzione delle risorse pubbliche (insufficienti a suo avviso per aumentare l'aiuto alle famiglie in difficoltà) e viceversa la sua ferma intenzione di continuare la cementificazione del territorio (milioni di metri cubi nel prossimo futuro).

Le nostre richieste, che riporto di seguito, erano a nostro avviso accettabili e comunque da mettere in discussione per un eventuale accordo ma evidentemente sono sembrate troppo di sinistra e inaccettabili per oltre il 50% .

Tra le altre nemmeno il taglio delle spese per la scuola primaria, a favore delle famiglie colpite da disoccupazione e cassaintegrazione, sono sembrate fattibili da parte della Portogruaro che Vogliamo.


Diamo un segnale di forte dissenso a queste politiche di neoliberismo locale, di cementificazione selvaggia, di assoluta mancanza di obiettività in questo grave periodo di crisi.

Votate Rifondazione Comunista




RICHIESTE PROGRAMMATICHE DEL CIRCOLO PRC

 

  1. Taglio delle spese della mensa e del trasporto scolastico per gli alunni figli dei lavoratori e delle lavoratrici in cassa-integrazione, mobilità o disoccupazione;

  2. potenziamento e rinnovo del progetti Abramo e Felix, del Progetto-giovani e delle attività di promozione sociale inerenti via Croce Rossa;

  •  
    • Per quanto concerne la tipologia di azioni elencate al punto 2, si sottolinea l'importanza di procedere a collaborazioni con soggetti privati, in particolare cooperative considerata la natura degli interventi, che attestino il rispetto delle norme elementari del diritto del lavoro, rifuggendo da pratiche incongruenti coi principi dell'equità salariale e della sicurezza sul lavoro. Al contempo, ove si ricorresse a gare d'appalto, si eviti la logica del “massimo ribasso” in favore di un set di indicatori che tengano conto anche della qualità del servizio offerto.

  1. Potenziamento dell'ufficio Servizi alla persona attraverso l'incremento dei finanziamenti e l'assunzione di personale qualificato;

  2. privilegiare meccanismi di reclutamento del personale comunale attraverso meccanismi selettivi di tipo concorsuale, comprese le cosiddette “chiamate pubbliche”, piuttosto che far interagire l'ente con agenzie per il lavoro private;

  3. l'area verde adiacente la scuola “Giovanni Pascoli” non deve in alcun modo essere cementificata. Il PRC è inoltre contrario al progetto del parcheggio a due piani presso l'oratorio Pio X°: per la pedonalizzazione del centro storico, a cui siamo comunque favorevoli, vanno escogitate altre soluzioni;

  4. va ribadito il no secco alla cementificazione;

  5. va ribadito il no secco alla centrale a biomasse che la Regione Veneto vorrebbe costruire a Summaga;

  6. si creino delle aree di verde pubblico attrezzate liberamente accessibili dalla popolazione;

  7. si elabori un piano di edilizia pubblica che tenga anche conto della necessità di monitorare, ed eventualmente calmierare, il mercato degli affitti;

  8. i rapporti tra Comune ed ASSL siano improntati da una logica di pariteticità e pari dignità; se nei progetti di natura sociale e sanitaria l'ASSL dimostra di utilizzare fondi di provenienza comunale in favore del solo obiettivo sanitario a discapito di quello sociale, il Comune deve essere anche disposto a sciogliere la partnership o quantomeno ad agire affinché siano rispettate le finalità che il Comune stesso intende perseguire;

  9. il Comune agisca con atti amministrativi precisi affinché l'Ospedale Vecchio non venga trasformato in un albergo ma rimanga patrimonio della comunità intera;

  10. potenziamento e difesa dell'offerta formativa pubblica sia per quanto riguarda la scuola di ogni ordine e grado sia per quanto concerne l'Università. I soldi pubblici siano usati unicamente per la scuola pubblica;

  11. si agisca in una logica di città partecipata favorendo la nascita delle consulte cittadine;

  12. al di la di chi verrà eletto in Consiglio si attui con cadenza periodica il coordinamento delle forze politiche che nelle prossime elezioni sosterranno il candidato sindaco.

 

 

Di Antonio Tondello
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Saturday 18 april 2009 6 18 /04 /Apr /2009 08:31

Da www.comunistimovimento.it

 

Diamo vita ad una lista anticapitalista che unisce in una proposta politica per l’Europa il PRC, il PDCI, Socialismo 2000 e i Consumatori Uniti. Lo facciamo insieme ad esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. La lista lavora per un’uscita dalla crisi  fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà.

 

 

Siamo di fronte ad una crisi di carattere sistemico, non solo economica e finanziaria, ma sociale, alimentare, energetica, ambientale, che sta scuotendo l’intero pianeta. La crisi del capitalismo globalizzato.
Ci opponiamo all’Europa liberista e tecnocratica e al governo di “grande coalizione” composto da socialisti, popolari e liberaldemocratici europei che ha fin qui dettato l’agenda della costruzione dell’Unione. Lottiamo con i movimenti sociali e le forze politiche di trasformazione di tutto il continente per UN’ALTRA EUROPA.
Una lista che fa sue le ragioni di chi in questi anni e in questi mesi sta lottando, nella scuola e nei luoghi di lavoro, per la giustizia sociale e contro la precarietà, per la libertà femminile, che si oppone al razzismo e all’offensiva oscurantista e clericale delle gerarchie ecclesiastiche. Che si batte per un intervento pubblico finalizzato alla riconversione sociale e ambientale dell’economia, per la redistribuzione del reddito, contro la guerra e per il disarmo. Siamo convinti che la questione morale abbia un valore universale, in Italia come in Europa. L’intreccio perverso tra politica e affari e l’uso clientelare delle risorse pubbliche sono fattori di degenerazione della democrazia, come intuì Enrico Berlinguer.
La lista appartiene interamente al campo del GUE-NGL, il Gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica che unisce partiti comunisti, anticapitalisti, socialisti di sinistra ed ecologisti e al cui interno si colloca il Partito della Sinistra Europea.
Le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee.
 
La crisi e come uscirne

Questa crisi non nasce per caso. E’ un prodotto strutturale dell’attuale  capitalismo finanziario-speculativo Questa crisi è figlia delle politiche neoliberiste dell’ultimo ventennio. Politiche alle quali un contributo determinante è stato dato da questa Unione Europea, fondata sul dominio degli interessi del capitale finanziario e delle multinazionali. Politiche che hanno animato un capitalismo d’azzardo e che sono state rese possibili da un consenso fra governi di centro destra e centro sinistra, da una grande coalizione formata da liberali, popolari e socialisti europei che ha condiviso i principi liberisti e la demolizione dello stato sociale portata avanti in questi anni in nome della deregolamentazione e del primato della libera concorrenza sulla società.
Noi proponiamo una rifondazione dell’Europa.
L’Europa di Maastricht, dei Trattati  liberisti e a democratici come quello di Lisbona, della tecnocrazia e della subalternità alla NATO, è stata bocciata da referendum popolari in ogni paese dove si è votato.
Noi siamo in favore di un’Europa dei popoli, per un processo costituente democratico e sovrano, di un’Europa della pace e del disarmo.
Ci battiamo per cambiare le fondamenta di questa Europa.
Il Patto di stabilità va sostituito con un patto per la piena occupazione e la riconversione sociale ed ambientale dell’economia.
Va ridefinito lo statuto e la missione della Banca centrale , che va sottoposta ad un controllo democratico. Ci battiamo per la socializzazione del sistema finanziario e bancario, attraverso il controllo pubblico del credito e la nazionalizzazione delle banche. Siamo per la costruzione di uno stato sociale europeo. Il sistema fiscale europeo va armonizzato, fondandolo sul principio della progressività delle imposte.
Le politiche economiche e sociali che sono la causa principale di questa crisi vanno rovesciate. Ci battiamo per ripubblicizzare quanto privatizzato, a partire dai beni comuni e dai servizi pubblici essenziali, come l’educazione e la conoscenza, la salute, l’acqua, l’energia. Ci battiamo per tassare i capitali speculativi, attraverso l’introduzione della Tobin Tax e l’abolizione dei paradisi fiscali.

Per un’ Europa  delle lavoratrici e dei lavoratori, della piena e buona occupazione

Ad oltre 15 anni dal Trattato di Maastricht,  le condizioni di vita e  lavorative della maggioranza della popolazione europea sono rapidamente peggiorate: orari di lavoro più lunghi, salari insufficienti, aumento della durata della vita lavorativa, aumento della disoccupazione giovanile e della disoccupazione a lungo termine, lavori brevi, impieghi temporanei e stage non retribuiti costituiscono una scandalosa realtà. Una realtà che in Italia produce la vergogna dell’aumento dei morti sul lavoro. I profitti sono aumentati vertiginosamente: i manager ricevono stipendi astronomici, indipendentemente dai loro risultati. I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.
Non sono i lavoratori e le lavoratrici a dover pagare la crisi,  mentre le banche e la finanza speculativa che l’hanno causata vengono salvate. La logica sottostante ai piani di intervento sin qui approvati sono la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. La politica dei bassi salari e del lavoro precario è il cuore del problema.
Quello che serve, in Europa, è un piano per la piena occupazione, attraverso la creazione di un fondo che sia finanziato attraverso la tassazione della speculazione finanziaria e della rendita.
L’attuale politica di bassi salari, il dumping ambientale e sociale e l’estensione della precarietà, vanno fermati. L’aumento di salari e pensioni è non solo doveroso per ridistribuire la ricchezza, ma essenziale, per uscire dalla crisi e per un nuovo modello economico. Le sentenze della Corte Europea di Giustizia, cosi come la direttiva Bolkestein, costituiscono un  attacco diretto ai contratti collettivi e ai diritti dei lavoratori. Noi ci battiamo, in Italia e in Europa, per difendere e rafforzare i contratti collettivi ed i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ci battiamo per l’abolizione della direttiva Bolkestein, della direttiva che estende l’orario di lavoro oltre le 65 ore settimanali e di quella per l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. I regolamenti sull’orario di lavoro devono ammettere un massimo di 40 ore settimanali. 
Chiediamo un salario minimo europeo per evitare il dumping sociale, che rappresenti almeno il 60% della media dei salari nazionali e che non sostituisca i contratti collettivi nazionali. 
Un reddito minimo per i disoccupati, così come una pensione minima vincolata al salario minimo e automaticamente legata all’aumento del costo della vita sono strumenti indispensabili per garantire una vita dignitosa a tutti e tutte.

Per un’ Europa della pace e del disarmo

Il mondo che viviamo assiste ad una corsa preoccupante e senza precedenti al riarmo.
Riarmo di tutti i tipi, incluso quello nucleare. In Italia, la legge 185 è sotto attacco e ci si appresta a spendere 14 miliardi di euro per 131 nuovi cacciabombardieri. Questa è l’eredità di dieci anni di guerre preventive e umanitarie, in cui si è applicata una politica dei due pesi e delle due misure e con cui si sono scientificamente scardinati i principi del diritto internazionale e il sistema della Nazioni Unite. La responsabilità di quanto accaduto non è solo di Bush e della stagione dei neoconservatori, ma anche della subalternità dell’Europa a questa politica di guerra. L’Europa deve diventare protagonista della ricostruzione di un nuovo equilibrio globale multipolare, attraverso il rilancio delle Nazioni Unite e dei principi della sua carta, per mettere fine alla lunga stagione dell’unilateralismo imperialistico degli USA, perseguito in maniera particolare dall’amministrazione Bush.
Come dimostra anche la recente tragedia di Gaza, l’Europa legata alla Nato non è capace di giocare un ruolo autonomo nella politica internazionale, al contrario, rimane prigioniera e complice di guerre e aggressioni.  Crediamo che invece l’Europa debba battersi per un processo globale di disarmo, liberando risorse oggi usate per gli armamenti e per finanziare le guerre a favore delle politiche sociali.
Le guerre e le occupazioni di Afghanistan ed Iraq devono terminare.
I paesi europei ancora coinvolti in questi paesi con proprie truppe devono ritirare i propri contingenti.
Ci opponiamo ad ogni ipotesi di una nuova guerra nei confronti dell’Iran. l’Europa deve costruire una soluzione politico diplomatica al contenzioso sul nucleare, lavorando per un Medio Oriente ed un mediterraneo libero da armi di distruzione di massa e da quelle nucleari.
Vi è la necessità per l’Europa di rilanciare una cooperazione politico-economica che coinvolga l’intero Mediterraneo come area di sviluppo per il futuro prossimo.
Cosi attraverso un Mediterraneo, mare di pace e collaborazione, l’Europa deve aprire una relazione paritaria ed equa con i popoli africani in modo da dare una risposta positiva alle legittime aspettative e bisogni dei popoli europei, mediterranei ed africani.
Il Mediterraneo e l’Africa sono il futuro dell’Europa.

L’Europa lavori per la soluzione politica e diplomatica dei conflitti, a partire da quello mediorientale, e si impegni per il pieno riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e ad avere il suo stato, come previsto dalle risoluzioni internazionali disattese da Israele da decenni, nei confini del 67 e con Gerusalemme est come sua capitale. Per porre fine all’occupazione militare dei territori palestinesi e all’embargo su Gaza, alla continua annessione di territori attraverso la costruzione del Muro dell’apartheid e l’espansione delle colonie, l’Europa deve sospendere  gli accordi commerciali e di cooperazione militare con Israele. Inoltre, l’Europa non può che sostenere il diritto al ritorno sancito dalla risoluzione ONU 194 per i rifugiati palestinesi e lavorare per una sua applicazione.

L’Europa deve impegnarsi per il diritto della popolazione Saharawi all’auto-determinazione sulla base delle esistenti Risoluzioni dell’ONU 1754 e 1783, cosi come alla soluzione politica della questione kurda, chiedendo alla Turchia di porre fine alla repressione militare e di avviare un reale processo negoziale.
Dopo la caduta dei due blocchi contrapposti Est-Ovest, la NATO è rimasta e si è sviluppata sempre di più come uno strumento funzionale delle amministrazioni statunitensi per le sue strategie egemoniche. L’allargamento della NATO ad Est risponde a questa logica.
Un esempio sono gli accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e diversi paesi europei, quale quello con l’Italia per la base militare statunitense di Vicenza, quello con la Polonia e la Repubblica Ceca per il dispie-gamento dei sistemi di difesa missilistici e quelli con la Bulgaria e la Romania sulle nuove basi. Siamo a fianco dei movimenti contro le nuove basi militari, a partire da Vicenza, e contro l’istallazione dello scudo missilistico nell’est europeo.
Crediamo che sia venuto il tempo per lo scioglimento della Nato. Ora più che mai, la sicurezza in Europa deve fondarsi sui principi della pace e la sicurezza, del disarmo e della impossibilità di effettuare attacchi offensivi, sulla soluzione politica e civile dei conflitti, all’interno del sistema OSCE, in conformità al diritto internazionale e ai principi di Nazioni Unite riformate e democratizzate.

Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future

Per noi le questioni climatiche e sociali sono correlate. Per questo motivo l’attuale crisi finanziaria ed economica non può essere scissa dalle sfide poste dal cambiamento climatico e all’esigenza di modificare il nostro modello produttivo e consumistico. La risposta alla crisi è anche in un nuovo intervento pubblico in economia finalizzato alla riconversione ecologica del sistema produttivo. La crisi ecologica determinata dal modello di sviluppo capitalistico rischia di minare il diritto delle generazioni future alla biodiversità e di poter usufruire delle risorse primarie e ambientali.
Siamo a favore di uno sviluppo immediato e consistente di un nuovo trattato internazionale in accordo con il 4° Report prodotto dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Chiediamo una piena implementazione degli obblighi firmati e promessi dall’UE in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche. I seguenti compromessi costituiscono i punti minimi da applicare per poter realizzare gli impegni già assunti:
• Ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020 sulla base dei livelli del 1990 e di alme-no l’80% entro il 2050.
• Aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili di almeno il 25% entro 2020
• Ridurre il consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e aumentare l’efficienza energetica del 2% annualmente includendo un limite al consumo pro capite.
• Introdurre l’obbligo di efficienza per l’industria e per i produttori di beni ad alto consumo di energia.
• Limitare il quadro dei sussidi della UE conseguentemente al settore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
Siamo contro la riduzione del protocollo di Kyoto ad un sistema di mercato delle quote di emissione. Occorre invece, per arrivare alla stipula di Kyoto 2 una nuova strategia complessiva che consenta di ridurre le emissioni rendendo più equo e sobrio lo sviluppo. E’ necessario un nuovo paradigma fondato non sulla competizione, ma sulla cooperazione, a partire dal trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, dal finanziamento delle tecnologie pulite e dalle politiche di aggiustamento dei cambiamenti climatici.
L’acqua è un diritto fondamentale  dell’umanità,  un bene universale e l’accesso ad essa deve essere garantito ed inteso come diritto umano e non come una merce. Siamo contro ogni ipotesi di privatizzazione o mercificazione. L’acqua deve essere un bene pubblico.
La sovranità, la qualità e la sicurezza alimentari, la multifunzionalità dell’agricoltura devono essere considerati obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato sempre di più alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio, al contrasto del fenomeno di abbandono delle aree agricole e montane, al risparmio delle risorse idriche e al sostegno dello sviluppo rurale.

Per un’Europa dei diritti, delle libertà e della laicità

Uno dei grandi limiti della costruzione europea è stato il suo carattere ademocratico. Il sistema intergovernativo ha impedito qualsiasi partecipazione dal basso alla decisioni dell’Unione. Una separatezza che rischia di far crescere delusione e scetticismo.
E’ necessaria una Unione Europea nella quale tutte le sue istituzioni siano democraticamente legittimate.
Deve essere garantita la partecipazione diretta nei processi decisionali europei, con referendum a livello nazionale ed europeo sulle questioni relative alle pietre miliari della stessa UE. Il Parlamento deve avere pieno potere legislativo. Le istituzioni europee (Consiglio, Commissione e Parlamento) devono essere aperte alla partecipazione delle società civili, con la possibilità di esercitare un controllo sulle loro decisioni.
Vogliamo un rafforzamento dei diritti individuali e delle libertà così come dei i diritti politici e sociali fondamentali di tutti coloro  che vivono nell’UE. L’UE deve sottoscrivere la Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali. L’Unione Europea deve proteggere e promuovere i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere, di religione, ideologica, disabili, di età,  rimuovendo tutti gli impedimenti  per una piena uguaglianza, ad iniziare da quelli economici.
Vogliamo un’Europa cosmopolita e aperta. Non vogliamo un Europa fortezza. C’è bisogno di una politica comune europea sulle migrazioni e i richiedenti asilo in accordo con la Convenzione di Ginevra. Le persone che fuggono dalle persecuzioni a causa delle loro convinzioni politiche, ideologiche, religiose o dell’ orientamento sessuale, devono trovare protezione ed asilo in Europa. Chiediamo che le persecuzioni basate sul genere e l’orientamento sessuale costituiscano ragione per richiedere asilo e va garantita una protezione specifica per i bambini rifugiati. Per questo, rifiutiamo l’attuale sistema FRONTEX di controllo delle frontiere e chiediamo l’annullamento dei piani relativi alla realizzazione e implementazione della “Direttiva del Ritorno”. I centri di detenzione devono essere chiusi.
La libera circolazione in Europa non può essere solo dei capitali, delle merci e dei servizi, ma anche e soprattutto delle persone, considerando le migrazioni – interne ed esterne – come un diritto umano inalienabile e illimitabile, per la ricerca di migliori o comunque diverse condizioni di vita, di lavoro e di sviluppo personale, professionale e sociale, lottando contro ogni tipo di sfruttamento, di dumping sociale o di "guerra tra poveri".
L’educazione è un diritto non mercificabile. Va difeso il carattere pubblico  e laico della scuola e dell’università, cosi come quello della ricerca culturale e scientifica , svincolata dalle logiche mercantili. Per questo va contrastato il processo di Bologna, che produce una progressiva privatizzazione del settore della conoscenza. Sosteniamo i movimenti studenteschi e degli insegnanti che, in Italia come nel resto d’Europa, sono mobilitati per difendere il carattere pubblico dell’educazione.
L’Unione Europea deve rispettare e garantire il principio di eguaglianza dei cittadini rispettando le loro differenze e diversità. Il diritto all'uguaglianza di genere nelle relazioni e alla libertà di orientamento sessuale, va garantito non solo in quanto diritto individuale, ma come una libertà, garantita e difesa dalle Istituzioni europee e dei singoli stati.

Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e  impegnarsi contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna, in ogni paese, deve poter decidere liberamente del proprio corpo, poter esercitare il diritto all'aborto, alla contraccezione, ad una maternità consapevole e all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.

Un' Europa democratica e aperta è una Europa che afferma la laicità come valore irrinunciabile delle sue istituzioni pubbliche.

Un’altra Europa per un altro mondo

Questa crisi è una crisi globale, non solo europea. L’Europa può dare un contributo alla ridefinizione dei rapporti politici ed economici globali, contribuendo alla costruzione di un modello di sviluppo alternativo di relazioni fra i popoli e gi stati basato sulla giustizia, sulla solidarietà, e non sulla competizione.
Mentre in Europa prevale la paura e le destre cavalcano la xenofobia e il razzismo, alimentando la guerra fra poveri, nel mondo e in special modo nel continente latinoamericano, assistiamo ad una primavera della sinistra e della democrazia, ad una affermazione in tutto il continente, dal Brasile del presidente Lula al Venezuela di Chavez, passando per la Bolivia dell’indio Morales al Paraguay del teologo della Liberazione Lugo e all’Ecuador dell’economista Correa, solo per fare pochi esempi, di forze progressiste, comuniste, cattoliche di base e anti liberiste, che costituiscono un laboratorio per un’uscita da sinistra dalla crisi. L’Europa sappia istaurare un rapporto nuovo con questo laboratorio. Un laboratorio possibile anche grazie all’esperienza cubana, che subisce dal 1961 un blocco immorale e illegittimo da parte degli Stati Uniti, condannato quasi all’unanimità per 17 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che, come già chiesto da tutti gli stati latinoamericani, con Lula in testa, va rimosso immediatamente.
Ciò che accade in America latina dimostra che cambiare è possibile e che lo sviluppo della democrazia costituisce per tutti i paesi del sub continente un valore irrinunciabile.
E’ in quel continente inoltre che più è cresciuto il movimento altermondialista e dei forum sociali, di cui siamo parte e di cui sosteniamo le rivendicazioni per una radicale riforma degli organismi sopranazionali, come l’FMI, la Banca Mondiale e l’OMC che hanno imposto le riforme strutturali e le condizioni per l’espansione di un sistema economico globale che ha aumentato disuguaglianze fra stati e all’interno di questi. Ci batteremo affinché  l’Europa cambi la natura e il merito degli accordi commerciali proposti con l’america latina come con il resto del mondo, specialmente l’Africa, in quanto ispirati a criteri neoliberali, asimmetrici ed iniqui di scambio e che produrranno solo altra ingiustizia e povertà.
Oggi più che mai torna attuale la questione di un nuovo paradigma per le nostre società. Il capitalismo mostra tutti i suoi limiti: sociali, ambientali, democratici. La domanda sul cosa, come e perché produrre rimette a tema per il futuro la questione del socialismo del XXI secolo.
Questi sono i punti programmatici, le idee e i valori che ci uniscono. Una unità sui contenuti che qualifica la nostra lista come l’unica proposta realmente di sinistra e di cambiamento in queste elezioni europee.
Il voto a questa lista è un voto contro la destra italiana e alternativo al PD. Il voto a questa lista  è un voto per un’altra Europa: dell’uguaglianza e del lavoro, della pace, della giustizia sociale ed ambientale, dei diritti e delle libertà.

 

Di Antonio Tondello
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Wednesday 25 february 2009 3 25 /02 /Feb /2009 08:59

Da Liberazione del 24 febbraio 2009


A colloquio con l’assessora Silvana Cesani

Lodi, il welfare solidale

che irrita Formigoni

Il Comune non privatizza

Fabio Sebastiani

Lodi, capoluogo di provincia, quarantatremila abitanti, ormai inglobata nell’hinterland di Milano che dista appena 35 chilometri.

Era famosa per la filiera del latte e del formaggio e per un centro storico che sembra il

set di un film sul medioevo.

Oggi è più frequente trovarla sulle prime pagine dei giornali per le rivolte dei pendolari che, da quando c’è l’alta velocità, si sono visti ridurre i servizi e aumentare i biglietti.

Lodi è nel pieno di una crisi che ha lasciato sul terreno negli ultimi mesi circa mille posti di lavoro e che sta trasformando il suo tessuto economico da manifatturiero a logistico. Ma la città vorrebbe

far parlare di sé anche per come assiste i cittadini, per la sua rete di welfare insomma.

Qualche anno fa raccolse il guanto di sfida lanciato dal privatizzatore Roberto Formigoni, ed oggi può chiudere senz’altro il bilancio in positivo.

Quale è stato l’asso nella manica? Una scelta netta, quella compiuta dall’assessora del Prc, Silvana Cesani, con la sua tenacia e una calma travolgente: come primo atto al momento dell’insediamento, nel 2005, bloccò il processo di privatizzazione; e poi ha messo in atto l’idea di connettere la

rete territoriale delle prestazioni dentro un sistema unico. Il segreto in tre parole: partecipazione, programmazione e servizi pubblici.

«Il terzo settore c’è, perché è una risorsa - ma è governato dalla mano pubblica», ci tiene a dire Cesani.

E così ecco il consorzio pubblico dei servizi sociali, che raccoglie cinquantotto comuni per più di duecentomila abitanti, un lavoro per la messa in rete delle case di riposo, l’accesso uniforme

ai servizi sociali per tutti.

Il meccanismo del consorzio è semplice e molto “socialista”, cioè solidale. Talmente tanto, che oggi negli incontri pubblici è il fiore all’occhiello di sindaci e assessori del Pd i quali, ovviamente, non ci avrebbero scommesso un euro quando partì tre anni fa.

Funziona così: i comuni che vi partecipano condividono un fondo in cui ognuno mette quattro euro per abitante. Questo permette non solo di sottrarre i servizi alla “programmazione” del mercato, ma di allargarne lo spettro e migliorarne la qualità. E, a conti fatti, questo sistema fa pesare meno nelle tasche dei cittadini il costo del cosiddetto welfare universale.

«Non subiamo più il diktat del privato sociale - sottolinea Cesani - e, soprattutto, il bisogno non si trasforma in emergenza ma rimane un problema da affrontare». In un epoca in cui il fondo nazionale per le politiche sociali è stato tagliato del 30% non è poco, anzi. A Lodi, la povertà non è

più disagio ed emergenza; l’anzianità, castigo; la condizione di migrante, una differenza che ti segna la vita.

Qui ci sono educatori che girano la città e il circondario per trattare direttamente i casi difficili e la polizia municipale invece di picchiare i giovani della “seconda generazione” come nella vicina Parma - solo perché qualcuno viene trovato alle dieci di sera in un parco pubblico - aiuta ad affrontare i casi di barbonismo.

Non ci sono i fannulloni negli uffici comunali di Lodi, ma gente che nella nebbia della pianura padana alle otto di sera invece di andare a cena si vede al bar con i sindaci del consorzio per decidere i capitoli del nuovo “piano di zona”. A volte invece di tanta fatica serve un po’ di buon senso, come quando si è trattato di decidere un servizio di trasporto coordinato per gli anziani in

terapia sanitaria o una procedura per il regolamento “Ise” condiviso. «La cultura della privatizzazione e della delega totale - racconta Silvana Cesani - aveva azzerato quel minimo di

patrimonio di conoscenze comuni che poi serve a gestire la quotidianità . Di fatto gli assessori e i sindaci venivano espropriati di qualsiasi strumento di decisione. Buona parte dei primi incontri li ho dovuti spendere a convincere tutti che il servizio sociale si può anche programmare».

Il modello Lodi è andato di traverso a Formigoni ed è stato contrastato dal centrodestra a colpi di petizioni e campagne di stampa. Ora il clima è più rilassato, ma c’è stato un periodo in cui la pressione è stata davvero inusitata, mischiando l’attacco allo Stato sociale con il razzismo. E tutto perché l’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Lodi è riuscito ad aprire uno sportello per i migranti, con tanto di mediatore culturale e avvocato, anche nell’estrema periferia della città; un servizio di cui oggi si serve anche la prefettura. «E’ questo tipo di iniziative - spiega Cesani – insieme alle feste di quartiere fortemente socializzanti, al coinvolgimento diretto delle reti amicali e parentali che è possibile intervenire in modo efficace ». «Non è un risultato da poco se oggi qui a Lodi le tre religioni si parlano grazie agli eventi organizzati dall’assessorato ». Che c’entra questo con le politiche sociali? «C’entra perché rafforza e mantiene viva la rete dei rapporti sociali che è il vero obiettivo del welfare», risponde Cesani.

E’ grazie a questo “plusvalore sociale” se oggi Lodi può vantare alcuni insediamenti popolari in cui trovano ospitalità cinque ragazzi disabili a fianco a famiglie con redditi in cui la parola “canone di affitto” proprio non ce la fa a figurare. Lo chiamano condominio solidale, ma gratta gratta

scopri la vecchia casa popolare di una volta in cui i figli crescevano in cortile sotto l’occhio vigile delle nonne e delle madri che non erano in turno a lavorare.

Uno degli strumenti che sta materialmente costruendo il successo del Welfare targato Lodi è il “Bilancio sociale territoriale”. «E’ il documento che ci permette di ragionare sul bisogno

e quindi di lavorare sulle cause», spiega l’assessora. Proprio in questi giorni a Lodi sarà presentato il nuovo bilancio sociale. «E’ il secondo della mia amministrazione. Diversamente dal primo, che si è limitato a fotografare la nostra attività, tende a dare una risposta sistematica ai bisogni sociali.

E’ stato elaborato con una trentina di interlocutori del privato sociale con i quali collabora l’assessorato.

I cittadini possono valutare il piano economico e controllare la regia del comune».


Di Antonio Tondello
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  • Ho lavorato per 24 anni presso la Cooperativa Sociale A.P.E., della quale sono stato il direttore fino al gennaio 2008. Sono iscritto a Rifondazione Comunista nel circolo Portogruaro Concordia S. Ho collaborato con la lista Rossoverde per le prece

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